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Di volta in volta, anche io uso la centrifuga qua e là!

Sapete voi che esistono certe centrifughe che hanno così tante funzioni da far perdercisi che manco si sa che cosa si sta facendo! Io ho provato a farlo andare in ogni sua funzione, ma, e che sia ben chiaro fin da qui, io non sono ancora riuscito a provare tutte le sue più singole funzioni, e sapete il perché: beh, è davvero ben semplice, in realtà, perché questa mia nuova centrifuga da cucina ha per davvero una marea di funzioni! E io credo che prima che potrò per davvero provarle e per davvero testarle tutte ci vorranno dei mesi e dei mesi di centrifugati di frutta preparati per me e per altri, sapete?

Però anche a questo punto della mia analisi, vi sarà oramai già parso come evidente verso che cosa si indirizzi la mia preferenza, ossia verso una comprensione del valore di un centrifugato di frutta in sé e per sé di quelle che sono le potenzialità nascoste di un oggetto che ha in sé così tante funzioni e non solo, ma che anche sia facile da usare e pratico da usare e magari pure e anche poco voluminoso ed estetico da vedere, insomma e che faccia anche bene alla salute, è chiaro se usato per bene. E va bene, siamo e sono forse un po’ pretenzioso, ma non mi pare che sia un reato fare sogni, e dunque sogno e sogno ancora.

Da questo punto di vista io penso che anche voi potreste cominciare a valutare e a prendere in attenta valutazione come quella che io so che viene chiamata multifunzionalità, e che in specie nelle cucine degli italiani possa essere una qualità o una caratteristica di per certo da non disprezzare, in quanto in pieno utile e opportuna anche ai fini del contenimento dei costi e del risparmio di spazio, e di tempo, e di soldi e di tutto quanto a ciò consegua, dopotutto.

E poi non si finisce mai di imparare, o no?

Che in effetti io penso che bisogna anche cominciare a ritenere e a riconoscere un occhio di riguardo a tutta quella ricerca e a tutta quella tecnologia che vuole spingere al futuro per renderlo multifunzionale, dato che questa io penso e ritengo e anche e però spero è la prospettiva tecnologica che può permettere di migliorare i risultati in cucina, che permetterà un parsimonia tanto in fase di generazione quanto poi e anche in fase di consegna e di consumo o di compera che sia o che dir si voglia.

Mio marito mi ha regalato un forno a microonde!

Giusto ieri ho frequentato un poco in giro per negozi e per la rete e mi sono trovato il modello sicuro e ottimo per me di forno a microonde. Io vi dico solo che dovreste proprio vederlo in azione: è di una accuratezza e di una capacità di scaldare e scongelare a dir poco eccezionali, e infatti stavo quasi pensando di cominciare a far girare in sé e per sé la voce sulla sua bontà. A sentire come lavora, poi, penso che potrà tenere bene ancora per molto e molto tempo, e con una garanzia tanto forte non credo neppure che avrei poi problemi nel caso contrario se non dovesse andare bene come io penso.

Ma comunque sia, ho trovato in giro per la rete qualche buon consiglio sui migliori modelli di forno a microonde che ci sono in giro e in movimento, in modo che ho potuto così e poi avere anche grandi e bei risultati poi in fase di loro utilizzo incessante e concentrato, e non solo da un punto di vista che è per poi così dire di primo acchito o di utilizzo sia in tema di scongelamento che di riscaldamento, che poi non è nemmeno la stessa cosa in sé e per sé ma che consente comunque di raggiungere tale risultato.

E da questo punto in avanti io penso che la vostra stranezza abbia fatto un gran bel salto in avanti, o non pensate pure voi? Io credo che una concentrazione che sia mirata tanto al fai da te quanto al lavoro inteso come attività da esperto che deve usare di volta in volta e di giorno in giorno un forno a microonde… beh, deve prenderne uno bello e funzionante a dovere, non credete! Se si è cuochi e si usa un forno a microonde, insomma, tanto vale prenderlo di ottimo valore!

Giusto il tempo di scartarlo

Ve lo devo dire qui e ora e subito e fin da ora in poi: il forno a microonde che mio marito mi ha regalato in questo modo è una figata pazzesca! Io spero che anche voi riuscirete in questo modo a trovare quello che fa più per voi e a usarlo dunque non appena vi verrà spedito e recapitato a casa e tutto questo oltretutto con la massima ma massima per davvero comodità, e magari pure con una bella spedizione gratuita. Fatevi un bel regalo, io penso che lo meritate!

Passeggini Leggeri

Ho sempre desiderato far conoscere l’arte ai miei figli, quando li avessi avuti. E con Marco, mio marito, nonostante i tanti litigi perlopiù per futili questioni, devo dire che questa cosa l’ho condivisa fino in fondo. Tanto che quando il nostro primo figlio aveva un anno abbiamo deciso di andare a Parigi portandocelo dietro e visitando tutti i musei che era possibile visitare. Come siamo andati? Ma in treno, naturalmente! Sì, sapevamo bene che andando in aereo avremmo risparmiato ben più di qualcosa, ma quella benedetta linea aerea low cost ci imponeva di mettere il nostro bellissimo passeggino leggero in stiva (visto che noi due volevamo viaggiare leggeri, solo col bagaglio a mano e… il nostro fagottino in braccio, naturalmente!), e per dire la verità, visto che l’avevamo comprato apposta per il viaggio dopo aver usato per un anno quello vecchio di mio nipote, ci scocciava non poco l’idea di buttarlo in stiva col rischio di vedercelo ritornare ammaccato o rotto.

Perciò treno. E abbiamo avuto la fortuna di prenotare uno scompartimento da  quattro dove siamo rimasti in due… più Gianluca, naturalmente, ma non è che occupasse molto spazio. Evidentemente la linea aerea doveva fare delle offerte particolarmente vantaggiosi, in quel periodo, perché non avevamo mai visto un treno così vuoto. Tutti i passeggini, quando vengono sistemati a dovere, sono eccellenti culle per far dormire i bambini, e il nostro Gianluca non fece eccezione e dormì per buona parte della notte, mentre Marco e io un po’ riposavamo e un po’ stavamo svegli, timorosi al pensiero di come nostro figlio avrebbe preso il suo primo viaggio lungo.

Arrivati alla Gare de Lyon, il giorno dopo, eccoci alle prese con le prime difficoltà di portare in giro un bambino piccolo. L’avevamo cambiato e lavato con le salviettine, questo sì, e gli avevamo fatto provare l’ebbrezza di fare colazione sul treno: ma mentre a noi sembrava davvero una vacanza, non posso proprio dire che lui avesse un’aria entusiasta… continuava a guardarci in cagnesco come se gli avessimo fatto qualche brutto scherzo. Ah, ma noi eravamo felicissimi! Oltretutto i passeggini leggeri tipo il nostro hanno una bellissima rete portaoggetti sotto il seggiolino, e nel nostro entrava addirittura il mio borsone floscio da viaggio, semivuoto di cose per Gianluca e basta – tutine, scarpe, giacchine, giochi eccetera eccetera – mentre Marco e io ci eravamo divisi il trolley. Quando si dice viaggiare leggeri, no?

Ma insomma, a Parigi tutti sembravano pieni di bambini piccoli! E dovunque andassimo potevamo godere delle comodità riservate ai passeggini (e alle sedie a rotelle): rampe dedicate, posti più larghi ai ristoranti, ingressi con sorrisi ai musei. Sì, perché Gianluca, una volta che si è reso conto che non poteva scappare, ha iniziato a godersela come un matto! E non c’era personale del museo che lui non riuscisse a incantare… una volta abbiamo avuto pure la guida gratis!

La nobiltà delle favole della nonna

Perché le favole di mia nonna erano tutte su principesse e principi, re e regine, e giovani uomini e giovani donne bellissimi e poverissimi che grazie alla bellezza, alla grazia, alla bontà e, spesso, alla furbizia, riuscivano a salire nella scala sociale fino a raggiungere uno status nobiliare? Non ho mai avuto, da mia nonna, una fiaba che fosse meno che aristocratica. Anche se quasi tutte iniziavano nei modi più tristi e turpi, un po’ genere Piccola Fiammiferaia. “C’era una volta una povera bambina che aveva perso tutti e due i genitori e che viveva con una zia che la tiranneggiava. Le faceva mangiare croste di pan secco appena ammollate nell’acqua, e per condimento la fame”. Oppure, anche: “Era così povera, piccola bambina, che a malapena la pelle le copriva le ossa, e quanto tirava vento forte la zia le passava una corda alla caviglia e la assicurava a un anello di ferro nel muro, per essere sicura che gli spifferi che entravano dalle finestre non la facessero volare su per il camino”. Oggi, che sono più scaltra, mi chiedo come facesse ad essere pelle ed ossa visto che mangiava solo pane (anche se secco): io ora lo mangerei anche da solo, il pane, ma appena lo guardo ingrasso.

In casa mia tutti erano molto molto attenti al cibo. Mia mamma a volte ci augurava la guerra, dicendo: “Se venisse la guerra, come te la mangeresti la minestra! Di corsa, la mangeresti, e sono sicura anche a gambe all’aria”. Tutto questo per invitarci con gentilezza a finire il nostro pasto. Se per caso io o i miei fratelli non avevamo voglia di mangiare quello che c’era in tavola, un accenno alla guerra – e a come avrebbe cambiato per sempre la nostra percezione del cibo – non mancava mai. Di solito riuscivamo a cambiare discorso abbastanza velocemente, chiedendo spiegazioni e fingendoci interessati alla vita durante quel periodo (così nero e infame che quando andavo alle medie e si parlava di Medioevo… ecco, io lo immaginavo così) finché l’argomento non cadeva.

Ma la nonna no. La nonna, la guerra non la nominava mai. Per lei era bandita anche dalle favole.   E se le chiedevamo qualcosa, faceva un gesto come per cancellare la lavagna, girava la testa dall’altra parte e si zittiva. Noi non eravamo contenti, perché la nonna raccontava le fiabe più belle. Di solito, dopo gli altrui discorsi di guerra, le sue favole erano ancora più aristocratiche e ancora più piene di principi e principesse e re e regine.