L’arte delle pale eoliche

Sono un sostenitore dell’energia alternativa, non solo perché penso che il genere umano debba terminare questo sfruttamento indiscriminato dei combustibili fossili, ma anche e soprattutto perché mi piacciono i cambiamenti che le energie alternative apportano agli ambienti naturali. Orrore!, dirà qualcuno. Vedere i panorami sfregiati da migliaia di pannelli solari, le creste delle colline colpite da pale eoliche come da dardi di qualche dio. Bene, a me piace. Trovo che le distese di pannelli solari abbiano qualcosa di alieno che rende, per contrasto, ancora più “terrena” la terra,  più apprezzabile nelle sue morbide ondulazioni e nelle fissità allucinate delle sue pianure. Non è forse vero che mentre guardiamo il nero dei pannelli solari la nostra mente trova refrigerio nei campi coltivati attorno, o nel deserto, o nelle distese verdi e lussureggianti così come nel bianco più assoluto dei ghiacci eterni?  Mi piace, mi piace proprio questa rottura netta tra l’umano e l’inumano, dove in realtà non si sa più cosa sia umano e cosa non lo sia: non sono infatti un prodotto umano, i pannelli solari, quando invece il mondo tutto intorno a non esserlo? L’energia delle pale eoliche io la sento allo stesso modo. Le vedo da lontano, ronzanti sentinelle che nella notte aprono il loro rosso occhio, parlando col vento e tacendo nell’immobilità. Avverto il fluire dell’energia eolica tra le pale, nel soffio pesante delle lame metalliche, nel loro suono cupo e cadenzato.  E’ un’arte che si muove, che vibra, che pulsa, che cambia l’ambiente. Ma è, sicuramente, arte.

Amo anche le dighe, i ponti. Che c’è, alla fine, di diverso tra questi e quelli? Tutti ci servono in qualche modo, tutti sono utili al genere umano. Ma siamo abituati a vedere ponti o dighe, mentre pale eoliche e pannelli solari sono nuovi e perciò strani ai nostri occhi. Ma i ponti e le dighe, le strade e le autostrade, hanno cambiato l’ambiente che ci circonda quanTo e più delle energie alternative… solo, li riteniamo indispensabili alla nostra vita e ai nostri movimenti, perciò ci passiamo sopra, sia realmente che metaforicamente.  Ma possiamo negare che ci siano ponti che sono vere e proprie opere d’arte? O strade che si snodano attraverso panorami bellissimi, e che quasi li accompagnano, e accompagnano il nostro occhio a vedere di più, e più lontano? Pensiamo, per esempio, al Pont du Gard: costruito dai romani, ora è un’opera d’arte e un miracolo della tecnica e dell’ingegneria dei tempi. Ma quando venne costruito non era forse un qualcosa che “deturpava” l’ambiente naturale, esattamente come molti, ora, percepiscono le pale eoliche o i pannelli solari? L’arte è solo una questione di punti di vista….