Cosa non si fa per viaggiare

Avevo sempre pensato che, una volta che me ne fossi andata in pensione, avrei viaggiato in lungo e in largo per l’Europa e il mondo, recuperando in un certo senso quello che non avevo potuto fare nei miei primi 60 anni di vita. Veramente pensavo che in pensione ci sarei potuta andare un po’ prima: insomma, 40 anni di lavoro mi sembravano sufficienti, ma evidentemente il mio apporto alla società non bastava ancora. Per farla breve, sono riuscita ad andare in pensione solo a 63 anni. Ancora in forma, ma senza avere più quella voglia smaniosa di vedere e di conoscere che mi aveva accompagnata nella prima parte della mia vita, e che dovendo ricacciare indietro mi aveva reso (ora devo ammetterlo) abbastanza amareggiata e lamentosa.

Una persona non troppo piacevole da avere intorno, insomma. Sposata e divorziata, senza figli, e oltretutto musona e scocciatrice: sì, non ero proprio una compagnia gradevole. Ma, avevo deciso, alla pensione sarebbe stato tutto diverso. Mi sarei divertita, avrei iniziato ad andare in palestra, mi sarei iscritta a qualche gruppo di amici dei musei o cose del genere e avrei viaggiato tanto, ovunque. Il mio più grande desiderio, infatti, era visitare tutti quei musei di cui avevo letto e che non avevo mai potuto vedere.

Ma non avevo fatto i conti con un problema che spesso, dopo i 50, si fa sentire: la salute. Non è che avessi sempre avuto una salute di ferro, ma insomma me la cavavo. Qualche problema alle anche (il mio lavoro sedentario come segretaria non mi aveva aiutato), qualche problema alla cervicale (ma chi non ce l’ha?), il fegato che va come gli pare e un noioso reflusso gastro-esofageo  (troppe ne avevo dovute inghiottire, durante il divorzio!). Ma tutto era risolvibile, a parte la mia annosa patologia alluce valgo. Chi ce l’ha, o ce l’ha avuta, sa quando possa essere dolorosa e invalidante, davvero ti impedisce di camminare e di stare comoda in qualunque tipo di scarpa.

Proprio quando ero pronta per affrontare il mondo, ecco che la triste realtà si frappone tra me e i miei sogni: l’alluce valgo non mi permetteva di camminare più di 30 minuti alla volta, per quanto facessi e volessi. Chiaramente ho provato di tutto, da terapie naturali ad agopuntura a shiatsu a plantari e cose del genere. Finalmente, ho preso in considerazione l’idea dell’operazione, perché davvero ero troppo rattristata all’idea di non poter fare niente di quello che avevo programmato. E pensare che io ero sempre stata impaurita all’idea delle operazioni! Ma mi avevano rassicurata, dicendomi che sarebbe stata in day hospital e fatta solo con l’anestesia locale. Avrei poi dovuto tenere il gesso per un po’, ma insomma sarei stata in grado di fare tutto da sola o quasi, senza aiuti esterni che io non volevo. E dopo avrei comunque dovuto eliminare le cause dell’alluce valgo, cioè avrei dovuto smettere di portare quelle scarpe strette col tacco alto che mi erano sempre piaciute… va bene, avevo detto. Qualunque cosa, pur di viaggiare e visitare! E poi, non si gira il mondo con le scarpe tacco 8!

Ora ho 75 anni e sono ormai 10 anni che mi sono operata. Posso dirlo? La migliore decisione della mia vita. E ogni anno mi faccio 3-4 viaggetti, stando attenta al budget naturalmente…